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La scheda del Propositore/Propositrice

Il padre, decano protestante, fondatore della comunità religiosa del piccolo villaggio in cui vive, (per me) è una figura di un egoismo infinito. Si dedica alla assistenza spirituale e concreta dei suoi assistiti, usando un atteggiamento da “padre padrone” con le due figlie. Queste, rinunciano ad avere una vita propria, rifiutano di assecondare i propri istinti naturali verso l’amore per l’altro sesso, per dedicarsi esclusivamente al volere del padre. Quest’ultimo è talmente preso di se stesso, che vive solamente per ottenere il massimo dalla sua missione verso il prossimo, senza prendere in considerazione cosa succederà alle figlie e alla collettività dopo la sua morte. Così facendo prepara la fine della sua discendenza impedendo alle figlie di formarsi una famiglia e di realizzare la continuità famigliare. Finito lui, finito tutto.

“Questo non è amore”.

Le figlie condizionate dal padre, rinunciano a completarsi individualmente, impedendo ad alcuni possibili compagni di vita, di manifestare il proprio interesse per la loro personalità piena di amore e trasporto verso il prossimo. Questo perché sono considerate dal padre come il proprio insostituibile braccio operativo. ( Egoismo assoluto di un genitore nei confronti dei figli. “Io sono il tutto e voi mi dovete ubbidire”).

Babette, accolta per carità dalla famiglia del decano, si dimostra in breve tempo una vera e propria benedizione per coloro che la ospitano. Ha una così grande capacità gestionale della conduzione famigliare, che consente ai suoi ospiti di migliorare significativamente il loro tenore di vita, compreso anche quello di tutta la comunità gestita dal decano. Quando decide di organizzare un eccezionale pranzo a favore della collettività, perché ha vinto un premio in danaro che le viene recapitato da Parigi, la sua proposta viene accettata, ma non apprezzata, perché ritenuta un grave peccato di gola. Il pranzo non viene capito dagli ospiti.

Questi hanno un palato non abituato a simili prelibatezze, ma viene riconosciuto dall’unico ospite importante presente in quella occasione, come il migliore pranzo mai gustato dalla più nobile società francese, in un grande locale di Parigi.

Quando Babette dichiara di non volere ritornare in Francia, perché ha speso tutti i soldi della vincita per preparare il pranzo, ha dato alla collettività la dimostrazione di cosa è la vera riconoscenza che una persona può dimostrare al suo prossimo. Gli atteggiamenti, i pensieri, le preghiere, vanno bene, ma sono i fatti che realizzano le buone intenzioni.

L’autrice Karen Blixen dimostra la grande capacità di passare dalle descrizioni di spettacolari paesaggi, di foreste immense, di pianure grandiose, di tradizioni culturali dei popoli africani, come nell’autobiografico libro “La mia Africa”, a un libro di squisita sensibilità descrittiva di un mondo pieno di amore, dedizione, affetto filiale, altruismo, rinunce, e contraddizioni, come “Il pranzo di Babette”.


Messaggio dal nostro moderatore

Care Amiche e Cari Amici del GDL di Sesto Calende auguro “buon pranzo” a tutti!

E mi chiedo: è la stessa baronessa Blixen che abbiamo incontrato il 28 Giugno in Africa? Quella si mostrava supponente, un poco libertina, con un malcelato velo di arroganza e di superiorità razziale, nonché grandissima descrittrice. Questa è sensibile, dolce, altruista, umile, e insieme forte, convinta, determinata e quasi una Renoir nel tratteggiare l’ambiente. Il conflitto tra austerità e gola lo risolve solo con un ottimo pranzo o gli ingredienti del menu sono ben altri? O forse il senso profondo di questo pranzo è che ogni azione è un mezzo e mai un fine perché il fine per un artista è più grande dell’azione? O forse ancora quella era la baronessa Blixen e Babette è quello che Karen avrebbe desiderato essere, se la vita glielo avesse permesso? 

Infine la trasposizione filmica: in questo caso è un valore aggiunto al libro?

Cordialmente,
Marco