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Messaggio da chi ha proposto la lettura di questo libro:

Premetto che amo leggere storie, un po’ romanzate, di popoli antichi e attuali però diversi dalla nostra cultura occidentale.

Karen Blixen ha saputo farmi apprezzare questa storia d’amore con un Continente, che ha descritto nella sua autobiografia degli anni ‘30 a contatto con i popoli Kikuyu, Somali, Masai e, perché no, con Occidentali che gravitavano intorno alla sua fattoria.

Ho apprezzato questa Donna sola, dentro una piantagione di caffè sugli altipiani del Ngong, che è riuscita a capire l’animo degli abitanti che la circondavano ed ad aiutarli sempre in modo altruistico, dimostrando la forza di carattere e l’intelligenza che l’hanno contraddistinta anche come scrittrice.

Secondo il mio punto di vista questo libro ha il valore di un DOCUMENTARIO su Uomini, Animali e Alberi che la scrittrice ha saputo descrivere in modo minuzioso, senza mai stancare e annoiare il Lettore.

Per quanto mi riguarda ho tratto insegnamenti di come capire e apprezzare un popolo diverso e vedere la bellezza della loro civiltà; anche perché ancora oggi si tende a sottovalutare ciò che non rispetta i nostri canoni.

Per quanto riguarda il film, devo dire che ho apprezzato moltissimo la fotografia, prendere 7 Oscar non è da poco, con due interpreti e il regista eccezionali; per quanto riguarda la trama mette in risalto la loro storia d’amore che, per quanto avventurosa, resta sempre solo una parte del libro.

La parte per me più emozionante è il monologo finale di quando lascia l’Africa con una Meryl Streep favolosa.

Caro Marco, io penso che Tutti dovrebbero leggere questo libro perché pur non essendo a livello dei Classici, sa catturare l’interesse del Lettore e senza che se ne accorga gli insegna qualcosa del mondo che lo circonda.


Messaggio da Marco

Care Amiche e cari Amici del GDL di Sesto Calende un sentito “buona canicola” a tutti!

Karen mi ha suggerito di non parlare di chiavi di lettura per il suo libro, ma di riflessioni. E io obbedisco pedissequamente!

Una prima considerazione riguarda il titolo: Out of Africa (Via dall’Africa) o La mia Africa? (o solo dal Kenia e dal Ngong?). Nel primo caso assistiamo ad un romanzo d’addio addolorato e nel secondo ad un documentario fedele vissuto in prima persona? Nel primo caso possiamo pensare ad una denuncia del colonialismo degli anni ’30 del secolo scorso permeato dal non detto ma sofferto da parte della Blixen e nel secondo caso appare una intrinseca superiorità della razza bianca?

Poi l’evoluzione: dal Safari cruento al Safari fotografico: scelta libera dettata dal procedere della “conoscenza” della società e della terra Africana o scelta condizionata dalle vicende personali?

E infine il Film: Alcuni lo trovano fedele al libro, altri romanzato. In particolare perché nel film (nulla da eccepire su fotografia, regia, interpretazione etc) il rapporto con Robert Redford è vissuto in modo così intenso, quando nel libro non appare? Un cacciatore che si presenta trionfante sul leone morto ammazzato nel 1981 è una icona che riguarda “Out of Africa” o un fenomeno da cassetta che si compenetra ne “La mia Africa”? 

Ecco: Riflessioni. 

Che ci portano a noi: Libro del non detto ma profondo e Film furbo e romantico? O il contrario?

Un caro saluto

Marco