Care Amiche e Cari Amici del Gruppo di Lettura di Sesto Calende un “buona settimana” a tutti!

Martedì prossimo, il 24 Maggio, una Capinera farà capolino nel nostro gruppo alle 17.45 in sala Cesare da Sesto in Municipio. (o forse all’aperto nel patio della biblioteca?)


Ecco la scheda preparata dal  propositore o dalla propositrice!

La scelta è stata dettata dal fatto che non volevo scegliere un libro tra i classici perché la scelta di uno significava l’esclusione degli altri degni ugualmente di essere inclusi nell’elenco degli irrinunciabili. Allora mi sono ricordato di questa Capinera che avevo letto da giovane e che mi era piaciuta molto nonostante la critica la considerasse un’opera minore del Verga. Nel rileggerla (a dire il vero l’ho riascoltata in audible) devo dire di non essermi pentito della scelta. Anche questo romanzo epistolare poteva chiamarsi “L’amore ai tempi del colera” in Sicilia però solo che qui il diritto di amare ed essere riamato viene legato dalle regole spietate della società che reclama le sue vittime. Di riflesso viene evidenziato anche il danno che un indottrinamento religioso a persone sino dalla loro e tenera età può portare a vedere in tutto il peccato e ai nostri giorni indurre le persone a sacrificare la loro vita per poter uccidere il massimo numero di infedeli. Il caso colera ha voluto che Maria poco a poco si sia resa conto della aberrazione che una vita di segregazione comporta. Fuori c’è l’amore, c’è la luce, ci sono gli spazi, gli odori, gli abbracci, i contatti. Niente di tutto ciò nel nostro monastero. Se una realizza tutto ciò diventa pazza, non può più sopportarlo. Maria, ragazza bella, giovane ma molto fragile soccombe a tutto ciò.

Firmato propositore/trice


Ed ecco alcune notazioni!

 Il racconto di Giovanni Verga propone chiavi di lettura assai diversificate, ma molto intense. Una prima riflessione può essere legata al coraggio della libertà. Maria avrebbe potuto scegliere un’altra via? E se sì, il costo sarebbe stato più alto o più basso di quanto lei stessa ha pagato visto l’esito infausto? Quindi scegliere la propria strada è una questione di coraggio? Potremmo poi addentrarci nella ampia zona grigia del libero arbitrio: può il mondo circostante impedire di avere il coraggio di affermare la propria natura? Una chiave di lettura ancora diversa è legata all’obiettivo irrealizzabile: Maria si pone davanti alla sua situazione sapendo bene di essere destinata alla sofferenza. La domanda che ci si può porre: vivere in simbiosi con un obiettivo irraggiungibile è un sogno che fa compagnia o una psicosi che consuma? Un’ultima riflessione: la matrigna che la istiga a tornare in convento ci appare più come prevaricatrice o più come persona che manca di rispetto? In tutto questo ritroviamo la profondità del pensiero del Verga e l’essenza del verismo italiano della fine dell’800. E pensare che le prime pubblicazioni risalgono a una rivista di moda e sul Corriere delle Dame!!! 

Un caro saluto a tutti!

Marco