Care Amiche e Cari Amici del Gruppo di Lettura di Sesto Calende un cordiale buona settimana a tutti! Dunque il 22 NOVEMBRE (ancora di Lunedì causa impegno del moderatore nel percorso Comunicazione) avremo C.S. Lewis con le sue LETTERE DI BERLICCHE. Qui di seguito trovate le note che il/la propositore/propositrice ci sottopone come riflessione e chiave di lettura. Buona lettura è scontato, ma buon inferno meglio si adatta a questo libro!!! Con amicizia Marco.


LETTERE DI BERLICCHE

Lettere di Berlicche è un romanzo epistolare scritto nel 1942 da C.S. Lewis autore anche del più noto Le Cronache di Narnia, opera in tre volumi per l’infanzia. Si inserisce nella tradizione del Romanzo di Formazione con finalità di insegnamento.

Libro irrinunciabile perché inserisce i valori e i principi tradizionali della religiosità Cristiana, in una visione del quotidiano e dell’ordinario rendendo vivi, comprensibili e a volte ironici i consigli impartiti. Il protagonista è il Principe del male e la novità è rappresentata proprio da Berlicche che è un semplice funzionario dell’inferno. Raccoglie per il nipote Malacoda una serie di consigli e raccomandazioni per aiutarlo a fare al meglio il proprio lavoro cioè conquistare anime all’inferno rubandole al “Nemico”.

Tali consigli non sono, come si potrebbe pensare, esortazioni per istigare al delitto o al furto o alla violenza. Lewis da bravo pragmatico anglosassone guarda alla vita ordinaria dove le occasioni per perdere l’anima senza particolare impegno sono innumerevoli.

Ad esempio esorta Malacoda a non preoccuparsi troppo se il suo assistito viene assalito da buoni propositi. Che non lo ostacoli, ma che diriga la sua benevolenza verso lidi lontani, verso gente sconosciuta tanto da sentirsi giustificato a coltivare una “sana” malevolenza verso amici parenti. Inaspettatamente anche la guerra è da consigliare con cautela. Certo per l’inferno è occasione di egoismi e crudeltà, ma a fronte di un vero pericolo nascono forme di solidarietà, di senso dell’ onore e di sacrificio a scapito proprio del lavoro dei demoni.

In tutto il libro pur essendo protagonisti i diavoli, nulla è concesso al gusto torbido per il demoniaco che pure ha sempre avuto un suo fascino. Anzi Lewis fa dire a Berlicche che due sono gli errori che fanno cadere gli uomini nelle loro mani: uno è non credere nel diavolo e l’altro dimostrare un interesse eccessivo. I demoni sono felici di entrambe le strade.

E la conclusione nel momento in cui Malacoda si fa sfuggire l’anima a lui affidata? Sempre nell’ottica pragmatica e fantasiosa di Lewis, Berlicche si congeda dal nipote firmando “Dal sempre più voracemente affezionato zio”

Firmato: Il/La Propositore/Propositrice